- 250g fettuccine all'uovo Antica Pasta
- 12 fiori di zucca
- 2 zucchine piccole
- 200 g pomodorini perini
- 1 aglio
- olio extra vergine d'oliva
- sale
- pepeLe fettuccine all'uovo Antica Pasta con fiori di zucca e pomodorini sono una ricetta gustosa e leggera. I fiori di zucca crescono all'estremità delle zucchine e zucche; Hanno forma allungata con petali verdi alla base e gialli all'interno. Sono diuretici e ricchi di vitamina AGli ingredienti per preparare le fettuccine con i fiori di zucca e pomodorini sono fiori di zucca, zucchine, pomodorini perini
Mondare i fiori di zucca togliendo il gambo e il pistillo e lavarli con acqua. Tagliarli a listarelle .Lavare le zucchine e i pomodorini privarli dei semi.In una padella irrorata d'olio far imbiondire l'aglio e poi far rosolare le zucchine . Dopo 5 minuti aggiungere le zucchine , cuocere per 5 minuti, aggiungere i pomodorini e cuocere per altri 5 minuti.Aggiungere i fiori di zucca tagliati a listarelle. Insaporire con sale e pepe e continuare la cottura per 2 minuti.In abbondate acqua salata cuocere le fettuccine all'uovo Antica Pasta per 2-3 minuti, scolare . Farli insaporire con il condimento e servirli caldi .
lunedì 30 giugno 2014
Fettuccine all'uovo Antica Pasta con fiori di zucca e pomodorini
Ingredienti
venerdì 27 giugno 2014
La tavola d'ieri e di oggi
La tavola di ieri e di oggi
Per uno sguardo alle origini della cultura gastronomica delle Marchepartiamo da lontano, e precisamente dal 1584, anno della prima edizione del “Libro dello scalco” di Giovan Battista Rossetti, scalco alla corte di Lucrezia d’Este duchessa d’Urbino. Con il suo trattato, di grande importanza>anche storiografica, l’autore ha messo insieme una sorta di compendio di tutta la letteratura culinaria apparsa durante il Cinquecento, offrendo nel contempo uno spaccato della vita quotidiana dell’epoca.Sempre in tema di tradizione e origini della cultura alimentare proponiamoStoria dell’alimentazione, della cultura gastronomica e dell’arte convivialenelle Marche, prima ricostruzione storica completa della civiltà gastronomica e conviviale delle Marche a cura degli autori Ugo Bellesi, Ettore Franca e Tommaso Lucchetti. L’opera ha ottenuto numerosi riconoscimenti fra cui il premio internazionale Gourmand come miglior libro di storia della cucina.
Rimaniamo nell’ambito dei libri spostandoci però sia d’epoca che di località: nel libro “Pescatori, cuochi, contadini” gli autori Attorri, Frezzotti e Lancianese hanno raccolto le ricette raccontate dai ristoratori e dai pescatori della baia di Portonovo, in provincia di Ancona. Le ricette offrono un’ampia panoramica della cucina locale, prevalentemente a base di pesce e, naturalmente, con il mosciolo selvatico di Portonovo – presidio Slow Food
– quale protagonista principale. Ma il racconto va oltre la semplice ricetta, regalandoci anche momenti salienti della storia di Portonovo, dell’intraprendenza dei suoi fondatori e del carattere amichevole dell’ospitalità e della ristorazione della baia. Un punto di vista attuale e interessante per conoscere la presenza della gastronomia marchigiana anche fuori dal nostro paese è il topic di Mariano Pallottini, curatore di articoli online sulle Marche (www.scoop.it/t/le-marche-
and-the-food). Suo è anche l’account Twitter @MarcheBreaks con oltre 20.000 followers.
Vocabolario marchigiano: i Frascarelli
Se coce el riso ‘nte ‘na pentola bella capiente c’un abbondante acqua e un pugnetto de sale. Quannu el riso è quasi cotto, ce se ‘ggiunge la farina (poga per volta) mesculanno co’ ‘na cucchiara de legno, finu a quannu diventa ‘na polentina. Se fa bollì e a cottura fenida i frescarelli se versane ‘nte la spianatora. Se condiscene c’un sugo che se prepara cuscì: se fa sfrige ‘nte ‘na padella l’oio, la cipolla, el gambuccio de prosciutto, ce se ‘ggiunge i pomodori rosci freschi e a pezzetti, la sarciccia sbriciolata e se fa’ bollì per 6 o 7 miunuti. Ce se sparniccia sopra el cagio grattato. Se condiscene pure co’ la sarsiccia in bianco o co’ un soffritto de pansetta e >de lonza.
Per uno sguardo alle origini della cultura gastronomica delle Marchepartiamo da lontano, e precisamente dal 1584, anno della prima edizione del “Libro dello scalco” di Giovan Battista Rossetti, scalco alla corte di Lucrezia d’Este duchessa d’Urbino. Con il suo trattato, di grande importanza>anche storiografica, l’autore ha messo insieme una sorta di compendio di tutta la letteratura culinaria apparsa durante il Cinquecento, offrendo nel contempo uno spaccato della vita quotidiana dell’epoca.Sempre in tema di tradizione e origini della cultura alimentare proponiamoStoria dell’alimentazione, della cultura gastronomica e dell’arte convivialenelle Marche, prima ricostruzione storica completa della civiltà gastronomica e conviviale delle Marche a cura degli autori Ugo Bellesi, Ettore Franca e Tommaso Lucchetti. L’opera ha ottenuto numerosi riconoscimenti fra cui il premio internazionale Gourmand come miglior libro di storia della cucina.
Rimaniamo nell’ambito dei libri spostandoci però sia d’epoca che di località: nel libro “Pescatori, cuochi, contadini” gli autori Attorri, Frezzotti e Lancianese hanno raccolto le ricette raccontate dai ristoratori e dai pescatori della baia di Portonovo, in provincia di Ancona. Le ricette offrono un’ampia panoramica della cucina locale, prevalentemente a base di pesce e, naturalmente, con il mosciolo selvatico di Portonovo – presidio Slow Food
– quale protagonista principale. Ma il racconto va oltre la semplice ricetta, regalandoci anche momenti salienti della storia di Portonovo, dell’intraprendenza dei suoi fondatori e del carattere amichevole dell’ospitalità e della ristorazione della baia. Un punto di vista attuale e interessante per conoscere la presenza della gastronomia marchigiana anche fuori dal nostro paese è il topic di Mariano Pallottini, curatore di articoli online sulle Marche (www.scoop.it/t/le-marche-
and-the-food). Suo è anche l’account Twitter @MarcheBreaks con oltre 20.000 followers.
Vocabolario marchigiano: i Frascarelli
Se coce el riso ‘nte ‘na pentola bella capiente c’un abbondante acqua e un pugnetto de sale. Quannu el riso è quasi cotto, ce se ‘ggiunge la farina (poga per volta) mesculanno co’ ‘na cucchiara de legno, finu a quannu diventa ‘na polentina. Se fa bollì e a cottura fenida i frescarelli se versane ‘nte la spianatora. Se condiscene c’un sugo che se prepara cuscì: se fa sfrige ‘nte ‘na padella l’oio, la cipolla, el gambuccio de prosciutto, ce se ‘ggiunge i pomodori rosci freschi e a pezzetti, la sarciccia sbriciolata e se fa’ bollì per 6 o 7 miunuti. Ce se sparniccia sopra el cagio grattato. Se condiscene pure co’ la sarsiccia in bianco o co’ un soffritto de pansetta e >de lonza.
giovedì 26 giugno 2014
Sapori d'inverno
Alcuni suggerimenti per scoprire e riscoprire prodotti stagionali marchigiani,
tipici ma non sempre noti al grande pubblico
Marroni di Acquasanta Terme
Tipici dei boschi di Acquasanta Terme e dintorni, nell’ascolano, questi
marroni, dal colore bruno scuro con sfumature rossastre, sono di ottima
pezzatura, facilmente sbucciabili e di buon sapore dolce. Ottimi per la preparazione
di dolci e di ripieni per ravioli e tortellini, squisiti cotti sulla brace
o nella tipica zuppa di castagne.
Il miele delle Marche
Le colline marchigiane, intensamente coltivate con leguminose foraggiere,da sempre forniscono alle api grandi quantità di nettare. La qualità del
miele marchigiano è particolarmente legata ad un’erba infestante, la stachiso erba della Madonna, che conferisce al prodotto un colore chiaro edun sapore dolce, poco aromatico. Particolarmente pregiati sono i miellefiori
delle Marche, dalla personalità sorprendente e variegata, il miele di melataricavato da melate di quercia, i mieli di acacia e girasole. Da abbinare,
tiepidi, al formaggio di fossa.
Il tartufo nero pregiato tartufo nero pregiato, che il musicista e compositore marchigiano Gioacchino
Rossini si faceva inviare in Francia durante la sua permanenza oltralpe,si raccoglie tra dicembre e febbraio nelle zone umide e boscose diAcqualagna, nel pesarese, Acquasanta Terme, Roccafliuvione, Comunanzae Montefortino nell’ascolano, Camerino e Visso nel maceratese. Sprigiona tutto il suo aroma in cottura e solo raramente si consuma crudo.
Foto di Massimo Palmieri
Mela rosa dei Sibillini
Varietà tradizionale dei monti Sibillini, è una mela antica, della quale si rinvengono
notizie storiche che risalgono all’epoca romana. Piccola ed asimmetricapresenta una polpa rosacea, particolarmente delicata al palato.
Ricetta : lo spezzatino di roveia
Un legume antico, la roveia, oggi prodotta in modeste quantità e spesso ad uso familiare ma un tempo piatto quotidiano per le famiglie che popolavano i villaggi dei Monti Sibillini, sua zona d’origine. Detta anche corbello o rubiglio, la roveia o “Pisum arvense” viene coltivata esclusivamente a Castelluccio di Norcia, dove si semina a marzo e si raccoglie tra la finedi luglio e l’inizio di agosto, proprio come le lenticchie. E’ simile al pisello anche se il suo seme è un po’ più piccolo e di colore verde scuro. Uno deimodi per riscoprire e tornare a gustare questo particolare legume è quello
di cucinarlo con lo spezzatino e di servirlo come secondo piatto, accompagnatoda verdure. Per quattro persone sono sufficienti 300 grammi di roveia che andranno tenuti a bagno per almeno 12 ore. Poi si lessano in
abbondante acqua salata per circa 45 minuti. A questo punto, la roveia èpronta per essere passata in pentola insieme a 500 grammi di spezzatinodi vitello da soffriggere in olio, sedano, cipolla e carota, e sfumare con un
bicchiere di vino bianco. Per mantenere la carne morbida, si copre con lapassata di pomodoro allungata con acqua, si aggiungono sale e pepe e silascia cuocere fino a cottura ultimata.
tipici ma non sempre noti al grande pubblico
Marroni di Acquasanta Terme
Tipici dei boschi di Acquasanta Terme e dintorni, nell’ascolano, questi
marroni, dal colore bruno scuro con sfumature rossastre, sono di ottima
pezzatura, facilmente sbucciabili e di buon sapore dolce. Ottimi per la preparazione
di dolci e di ripieni per ravioli e tortellini, squisiti cotti sulla brace
o nella tipica zuppa di castagne.
Il miele delle Marche
Le colline marchigiane, intensamente coltivate con leguminose foraggiere,da sempre forniscono alle api grandi quantità di nettare. La qualità del
miele marchigiano è particolarmente legata ad un’erba infestante, la stachiso erba della Madonna, che conferisce al prodotto un colore chiaro edun sapore dolce, poco aromatico. Particolarmente pregiati sono i miellefiori
delle Marche, dalla personalità sorprendente e variegata, il miele di melataricavato da melate di quercia, i mieli di acacia e girasole. Da abbinare,
tiepidi, al formaggio di fossa.
Il tartufo nero pregiato tartufo nero pregiato, che il musicista e compositore marchigiano Gioacchino
Rossini si faceva inviare in Francia durante la sua permanenza oltralpe,si raccoglie tra dicembre e febbraio nelle zone umide e boscose diAcqualagna, nel pesarese, Acquasanta Terme, Roccafliuvione, Comunanzae Montefortino nell’ascolano, Camerino e Visso nel maceratese. Sprigiona tutto il suo aroma in cottura e solo raramente si consuma crudo.
Foto di Massimo Palmieri
Mela rosa dei Sibillini
Varietà tradizionale dei monti Sibillini, è una mela antica, della quale si rinvengono
notizie storiche che risalgono all’epoca romana. Piccola ed asimmetricapresenta una polpa rosacea, particolarmente delicata al palato.
Ricetta : lo spezzatino di roveia
Un legume antico, la roveia, oggi prodotta in modeste quantità e spesso ad uso familiare ma un tempo piatto quotidiano per le famiglie che popolavano i villaggi dei Monti Sibillini, sua zona d’origine. Detta anche corbello o rubiglio, la roveia o “Pisum arvense” viene coltivata esclusivamente a Castelluccio di Norcia, dove si semina a marzo e si raccoglie tra la finedi luglio e l’inizio di agosto, proprio come le lenticchie. E’ simile al pisello anche se il suo seme è un po’ più piccolo e di colore verde scuro. Uno deimodi per riscoprire e tornare a gustare questo particolare legume è quello
di cucinarlo con lo spezzatino e di servirlo come secondo piatto, accompagnatoda verdure. Per quattro persone sono sufficienti 300 grammi di roveia che andranno tenuti a bagno per almeno 12 ore. Poi si lessano in
abbondante acqua salata per circa 45 minuti. A questo punto, la roveia èpronta per essere passata in pentola insieme a 500 grammi di spezzatinodi vitello da soffriggere in olio, sedano, cipolla e carota, e sfumare con un
bicchiere di vino bianco. Per mantenere la carne morbida, si copre con lapassata di pomodoro allungata con acqua, si aggiungono sale e pepe e silascia cuocere fino a cottura ultimata.
mercoledì 25 giugno 2014
Il Merano winefestival
Una vetrina mondiale per le eccellenze enogastronomiche della regione
Marche
Enogastronomia e agroalimentare rappresentano uno dei settori trainanti dell’economia nazionale, se è vero, come è vero, che nel 2013 l’export del solo vino ha superato i 5 miliardi di euro: dato rappresentato con soddisfazione dal presidente della Commissione Europea per l’Agricoltura, Paolo De Castro, presente a Merano per il Festival annuale (8-11 novembre 2013) dedicato al vino e alle eccellenze della gastronomia e della culinaria.
A Merano, presenti 25 aziende marchigiane, molte delle quali della Provinci di Fermo, che hanno proposto le proprie eccellenze in un vetrina internazionale. “Giusto essere a Merano, giusto aver rischiato in proprio, supportati dal sistema camerale e dell’Azienda Speciale Fermo Promuove della Camera di Commercio di Fermo; giusto aver provato a ragionare sul futuro del vino e del gourmet in una vetrina di valenza quale il Wine Festival”, hanno commentato diversi produttori di eccellenze locali quali le Olive Ascolane, i Maccheroncini di Campofilone, i formaggi e salumi delle aziende dell’entroterra, il “Vì Cotto” e il famosissimo “diamante dei Sibillini”, quel tartufo bianco riconosciuto tra i più pregiati in Italia. “Se sei a Merano, sei tra i vip, in una vetrina che fa la differenza, utile per i contatti, per gli incontri, per i B2B, che aprono nuove porte per le aziende che ancora non hanno investito all’estero”, ha affermato Katia Gabrielli, enologa della cantina Velenosi. Appuntamento durante il quale, il Fermano si è messo in mostra nel corso di una serata per ospiti italiani e stranieri, tra i quali< giovani blogger che hanno contribuito a diffondere nel mondo il menu del gala preparato, esclusivamente con eccellenze del territorio, dalla brigata di cucina guidata da Alessandro Pazzaglia, chef professionista tra i più apprezzati della regione Marche e non solo.
Il Reggio del Filare 2008: il vino più premiati della cantina Velenasi
Marche
Enogastronomia e agroalimentare rappresentano uno dei settori trainanti dell’economia nazionale, se è vero, come è vero, che nel 2013 l’export del solo vino ha superato i 5 miliardi di euro: dato rappresentato con soddisfazione dal presidente della Commissione Europea per l’Agricoltura, Paolo De Castro, presente a Merano per il Festival annuale (8-11 novembre 2013) dedicato al vino e alle eccellenze della gastronomia e della culinaria.
A Merano, presenti 25 aziende marchigiane, molte delle quali della Provinci di Fermo, che hanno proposto le proprie eccellenze in un vetrina internazionale. “Giusto essere a Merano, giusto aver rischiato in proprio, supportati dal sistema camerale e dell’Azienda Speciale Fermo Promuove della Camera di Commercio di Fermo; giusto aver provato a ragionare sul futuro del vino e del gourmet in una vetrina di valenza quale il Wine Festival”, hanno commentato diversi produttori di eccellenze locali quali le Olive Ascolane, i Maccheroncini di Campofilone, i formaggi e salumi delle aziende dell’entroterra, il “Vì Cotto” e il famosissimo “diamante dei Sibillini”, quel tartufo bianco riconosciuto tra i più pregiati in Italia. “Se sei a Merano, sei tra i vip, in una vetrina che fa la differenza, utile per i contatti, per gli incontri, per i B2B, che aprono nuove porte per le aziende che ancora non hanno investito all’estero”, ha affermato Katia Gabrielli, enologa della cantina Velenosi. Appuntamento durante il quale, il Fermano si è messo in mostra nel corso di una serata per ospiti italiani e stranieri, tra i quali< giovani blogger che hanno contribuito a diffondere nel mondo il menu del gala preparato, esclusivamente con eccellenze del territorio, dalla brigata di cucina guidata da Alessandro Pazzaglia, chef professionista tra i più apprezzati della regione Marche e non solo.
martedì 24 giugno 2014
Enogastronomia: cosa dovrebebro fare le istituzioni per la valorizzazione delle eccellenze fermano-marchigiane
L’intensificazione e la pianificazione dei rapporti in campi di vitale importanza
per l’economia, il sociale e la politica culturale quali il commercio,
l’alimentazione, il turismo, le comunicazioni sono ormai realtà conclamate
che le Istituzioni locali non possono più disconoscere se vogliono favorire
la crescita dei rispettivi territori. Pertanto, con l’obiettivo di consolidare il
brand “Fermano” e implementare la conoscenza diretta tra giornalisti-degustatori
e produttori, attraverso la quale favorire l’esportazione dell’immagine
di un territorio unico nel suo genere, Provincia, Comuni, Camera
di Commercio dovranno sedersi attorno allo stesso tavolo per pensare
ed attuare un progetto di ospitalità basato sullo scambio di informazioni
tra opinion leaders, autori, bloggers, buyers internazionali e tour operator
italiani e stranieri. Progetto in grado, anche con l’intervento diretto
dei privati (strutture turistiche all’aria aperta, hotel-ristoranti, agriturismi,
resort, b&b), di creare attenzione intorno alle tradizioni enogastronomiche
che negli ultimi anni hanno modificato le scelte turistiche degli italiani e si
confermano tra i principali fattori di attrazione per gli stranieri. Il turismo
enogastronomico è diventato un modo di viaggiare sempre più diffuso che
vede appassionati alla ricerca di sapori e tradizioni autentiche. Progetto
possibile dall’incontro tra più attori interessati al vino, alla gastronomia e al
turismo e, quindi, ad una alimentazione sana, a “chilometri zero”, capace
anche di favorire scambi commerciali e culturali. Insomma solo attraverso
l’unione tra arte, cultura e gusto si potrà rendere il Fermano più competitivo
sul mercato turistico nazionale ed internazionale. In questa direzione
le Istituzioni locali devono fare molto di più per valorizzare un territorio, il
Fermano e la Regione Marche, per molti ancora tutto da scoprire.
Articolo di Mauro Nucci
Articolo di Mauro Nucci
DOP e IGP
Cos’è una DOP
Denominazione di Origine Protetta (DOP) designa un prodotto agricolo
o alimentare, le cui qualità e caratteristiche sono dovute all’ambiente
geografico, comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione,
trasformazione ed elaborazione avvengono nell’area geografica delimitata.
L’intero ciclo produttivo deve essere svolto all’interno della stessa zona e
non è riproducibile al suo esterno.
Cos’è una IGP
Indicazione Geografica Protetta (IGP) designa un prodotto agricolo o
alimentare, le cui qualità e caratteristiche sono attribuite all’origine geografica
e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avviene
nell’area geografica determinata. La IGP non richiede necessariamente la
produzione in loco della materia prima, purché questa consenta di ottenere
un prodotto corrispondente ai requisiti imposti dal rigido disciplinare di
produzione.
Denominazione di Origine Protetta (DOP) designa un prodotto agricolo
o alimentare, le cui qualità e caratteristiche sono dovute all’ambiente
geografico, comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione,
trasformazione ed elaborazione avvengono nell’area geografica delimitata.
L’intero ciclo produttivo deve essere svolto all’interno della stessa zona e
non è riproducibile al suo esterno.
Cos’è una IGP
Indicazione Geografica Protetta (IGP) designa un prodotto agricolo o
alimentare, le cui qualità e caratteristiche sono attribuite all’origine geografica
e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avviene
nell’area geografica determinata. La IGP non richiede necessariamente la
produzione in loco della materia prima, purché questa consenta di ottenere
un prodotto corrispondente ai requisiti imposti dal rigido disciplinare di
produzione.
lunedì 23 giugno 2014
Chitarra all'uovo Antica Pasta ai calamari
Ingredienti
- 250g chitarra all'uovo Antica Pasta
- 300g di calamari
- un bicchiere di vino bianco
- 1 spiccio d'aglio
- olio extravergine d'oliva
- 1 peperoncino secco
- sale q.b.La chitarra all'uovo Antica Pasta ai calamari è una ricetta tipica della dieta mediterraneaI calamari vivono nel Mediterraneo e nel Oceano Atlantico e si adattano a numerose ricetteGli ingredienti per preparare la chitarra con i calamari sono calamari, vino bianco, aglio e peperoncinoLavare e pulire i calamari . In una padella irrorata d'olio far soffriggere l'aglio tritato, il peperoncino sbriciolato . Quando l'aglio si è dorato aggiungere i calamari. Cuocere per 5 minute e spruzzare con il vino bianco; cuocere per altri 5 minuti in modo che il vino evapori. Salare e aggiungere il prezzemolo tritato.In abbondante acqua salata cuocere la chitarra all'uovo Antica Pasta per 8-10 minuti, scolarle e condire con il condimento. Servire
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