lunedì 7 marzo 2016

Cucina a Regola d’Arte


Gusti e Sapori tutti da scoprire

La “Cucina a Regola d’Arte” è un progetto cofinanziato dalla Comunità Europea e dallassociazione culturale Gusti & Sapori - finalizzato alla valorizzazione dei prodotti tipici della Valle dell’Aso, territorio ricco e variegato che dai Monti Sibillini si spinge fino al Mare Adriatico.

Un obiettivo ambizioso che punta a fare del prodotto d’eccellenza un vero e proprio bene culturale, in quanto frutto della storia e della tradizione di quella terra, che in esso si rispecchia e attraverso di esso si fa conoscere.
La Valdaso sembra un territorio privilegiato, amato e custodito gelosamente dai numerosi borghi medievali che, arroccati sui monti e sulle colline circostanti, vigilano sulle sue ricchezze e sul suo cammino.
Questi stessi borghi costituiscono un agglomerato di bellezze storico-artistiche: pievi, chiese, torri e testimonianze identitarie di una società antica che permettono agli abitanti locali di vivere in un museo all’aperto e senza confini.

Queste comunità valdasine emergono anche per le loro tradizioni eno-gastronomiche, enologiche e artigianali: la Pesca della Valdaso, il Vino Cotto, il Ciauscolo, la Polenta, e i Maccheroncini di Campofilone IGP.

Il Ciauscolo  IGP
Il salame tipico delle Marche, il Ciauscolo IGP si presta ad essere spalmato su fette di pane, crostini e bruschette, permettendo di preparare sfiziosi spuntini o antipasti.
La celebre caratteristica spalmabilità del ciauscolo è otte-
nuta con una ricetta e una tecnica di lavorazione che si
sono tramandate di generazione in generazione in occasione della pista del maiale (i giorni della mattanza del maiale e  della preparazione degli insaccati).

Gli autentici Maccheroncini di Campofilone IGP
Sono riconosciuti come prodotto tipico-tradizionale dalla Regione Marche dal 1998 e dal 2013 vantano l’acquisizione del marchio comunitario IGP (Indicazione Geografica Protetta). Questo prodotto per la sua specificità può essere fatto soltanto nel territorio comunale di Campofilone rispettando un rigido disciplinare di produzione che segue fedelmente la ricetta tradizionale.
I Maccheroncini di Campofilone IGP sono un prodotto legato profondamente alla terra di origine, una delle più antiche espressioni di cultura popolare del territorio marchigiano, che ancora oggi si tramanda di generazione in generazione. Un’eccellenza gastronomica che contiene nel gusto e nel sapore le caratteristiche del borgo antico di Campofilone, in cui quest’arte nasce prima nelle cucine e poi nei laboratori artigianali. Una tradizione mantenuta per ben 600 anni, che ha prodotto commercio e nascita di nuove imprese le quali hanno contribuito a far conoscere Campofilone e le Marche in tutto il mondo.


Il vino cotto
Prodotto rappresentativo del territorio il Vino Cotto è ottenuto dalla bollitura, con fuoco a legna in caldaie di rame, del mosto di vari tipi di uve fino a raggiungere una significativa riduzione del volume iniziale.
Viene fatto fermentare in botti di rovere per almeno 5 anni prima dell’imbottigliamento. È caratterizzato dal colore marrone dorato, dal sapore dolce e mieloso e dal profumo intenso.

La pesca della Valdaso
È un prodotto profondamente legato al territorio di origine, per il fatto che, attraverso la sua materialità, riflette alcune caratteristiche distintive e immateriali della Valle dell’Aso. In questo territorio, la coltivazione della pesca trova condizioni ambientali favorevoli che ne esaltano notevolmente la qualità e le caratteristiche organolettiche.
Tra le varietà maggiormente diffuse in Valdaso si ricordano le pesche a pasta gialla (le tipologie più diffuse sono la Royal Glory, la Elegent Lady, la Spring Belle e la O’Enry) e le nettarine a pasta gialla (in particolare la Big Top, la Venus e la Nectaross).
Accanto a questa abbondante produzione si pone un’intensa attività di trasformazione artigianale della pesca per la produzione di confetture, conserve, marmellate e l’utilizzo di questo frutto nella preparazione di numerosi piatti.

La polenta
Nell’antico borgo di Altidona si tiene la Sagra della
Polenta con le lumache e i frutti di mare, una tipicità del territorio che fa contenti i residenti ma anche i tanti turisti che, i primi di agosto, affollano le spiagge dell’Adriatico.
In occasione del raduno delle sagre della polenta d’Italia, un incontro tra polentari dove ognuno porta la propria specialità, la propria storia e la tecnica.

Ortezzano

Risalendo la fertile e verdeggiante valle dell’Aso, nel cuore della provincia di Fermo, in direzione dei “Monti Azzurri”, in cima ad un dolce pendio collinare che domina la sponda sinistra del fiume Aso, s’incontra Ortezzano.


Fiero e ricco di suggestioni storiche, questo piccolo ma vivace borgo di circa 800 abitanti, vede le sue origini perdersi nel tempo, sino all’epoca dei Piceni.
Oggi Ortezzano si estende su un territorio di ha 699, di cui solo ha 52 di superficie urbana. Il suo centro storico conserva intatte le testimonianze dell’antico Castello di Ortezzano, le cui origini sono da ricollegare all'iniziativa di Farfa di fortificare i suoi possedimenti nel territorio fermano, alla vigilia delle lotte con Fermo.Il patrimonio monumentale di Ortezzano è particolarmente interessante, il fascino del suo centro storico, la bellezza dei suoi monumenti e dell’ambiente circostante, la qualità della vita, la cortesia e la simpatia degli abitanti fanno di questo una ricercata meta turistica.
Per i visitatori che decidono di fermarsi ad Ortezzano, catturati dalla bellezza dei luoghi, dai suggestivi scorci, dal buon cibo, numerose sono le strutture ricettive che il paese offre.
Un’eccellente cucina, arte, storia, tradizioni popolari, la cui custodia e promozione sono garantite dal Centro Studi sul Folklore piceno, e da due associazioni folkloriche:
Li Mazzamurelli de li Sibillini ed Ortensia, è ciò che si può trovare in questo Comune.
L’economia del paese, oltre che al turismo, è strettamente legata all'agricoltura e alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

La fertilità della Valle e del territorio collinare permette di ottenere una pregiata e stimata coltivazione ortofrutticola, in particolare il prodotto principe di questo territorio è la pesca, in tutte le sue molteplici varietà.
Il microclima particolare della Valle dell’Aso consente la coltivazione di un frutto che per sapore e caratteristiche organolettiche è unico e ricercato.
Numerosi sono anche i laboratori artigianali a conduzione familiare che si caratterizzano per la qualità dei propri prodotti: ceramica, ferro battuto ecc. Da ricordare la rinomata lavorazione di carni suine, l’eccellente produzione d’olio e di uva, che le cantine locali trasformano in vini di qualità.

Moresco

Il borgo medievale di Moresco ha una forma davvero caratteristica e particolare, cosa che rende il suo profilo inconfondibile e riconoscibile anche da lontano e ne fa uno dei luoghi più suggestivi della rigogliosa Valle dell’Aso.

È l’imponente Torre eptagonale a conferire al paese un’indubitabile dose di fascino e suggestione perché con i suoi sette lati irregolari è certo un edificio di notevole interesse, capace di catturare e accentrare su di sé una curiosità sempre più in aumento.

Proprio per sfruttare un luogo dotato di tali potenzialità e di tale suggestione, da qualche anno l’interno della Torre ospita, nel periodo estivo, il TOMAV,  uno spazio dedicato a mostre ed esposizioni di vari artisti contemporanei.
E non si esaurisce certo qui la ricchezza di questo luogo perché, con i suoi 30 metri di altezza, è anche un punto a dir poco privilegiato per godere di un panorama che spazia letteralmente dal mare fino ai Sibillini e che dà, oltretutto, una visuale completa e comprensiva di tutto l’incantato borgo di Moresco.
Il cuore del castello è costituito da piccole e strette vie e dalla piazza, uno spazio suggestivo sul quale si affacciano monumenti ed edifici antichi e ricchi di storia e cultura; primo fra tutti il Palazzo comunale che, in veste di pinacoteca, ospita una bellissima e luminosa pala d’altare opera dell’artista Vincenzo Pagani da Monterubbiano, lo stesso che ha affrescato nella metà del XVI secolo una Madonna delle Grazie in fondo al loggiato della piazza stessa, oggi testimonianza dell’esistenza dell’antica Chiesa di Santa Maria in Castro poi demolita nel XIX.

Di notevole interesse anche la Torre dell’Orologio, meno imponente dell’altra ma che ha svolto, nel corso dei secoli, un ruolo fondamentale, scandendo le giornate di tutti i cittadini; oggi come allora si alza su una posizione strategica perché sovrasta e protegge la porta urbica che apre la strada verso il contado. Un contado che, tra il verde rigoglioso degli alberi e i campi coltivati, ospita e conserva dei piccoli tesori: l’ex Chiesa di Santa Sofia, oggi piccolo teatro comunale, il Santuario della Madonna della Salute che conserva copia dell’immagine della Vergine oggetto di grande venerazione e devozione e la Chiesa della Madonna dell’Olmo, tempio affascinante e suggestivo che si apre ai visitatori con un’architettura interna di grande impatto visivo con due altari e l’edicola del Pagani che ne scandiscono e suddividono lo spazio.
Proprio per questa unione organica e armoniosa tra storia, arte, cultura e la capacità di conservare e innovare nel pieno rispetto di questi luoghi e della loro originaria bellezza, Moresco è entrata a far parte nel 2002 dell’esclusiva Associazione dei Borghi più belli d’Italia.

Ma il concetto di cultura non si esaurisce nell’arte e nei monumenti, significa anche tradizione e, nello specifico, tradizione gastronomica. Proprio al principale prodotto tipico della nostra cultura contadina, il Ciauscolo IGP, viene dedicato ogni anno, nel primo fine settimana di Settembre un momento di promozione e confronto su questo prodotto di eccellenza.

Sull’origine del nome il dibattito è aperto; sembra che esso possa essere ricondotto al latino cibusculum cioè “piccolo cibo” a significare probabilmente come le caratteristiche di questo salume lo rendano un ingrediente adatto alla preparazione di piccoli e gustosi spuntini. È la morbidezza dell’impasto, quasi cremoso, a conferire al Ciauscolo IGP la sua caratteristica tipica, cioè il suo essere facilmente spalmabile, caratteristica che deriva da particolari modalità di macinatura e da una stagionatura piuttosto breve.

Monte Rinaldo

Monte Rinaldo è un’accogliente cittadina di circa 400 abitanti. Per spiegare l’origine del nome di questo comune si ricorre ad un racconto leggendario.
Tre fratelli, Pietro, Elpidio e Rinaldo, figli di un conte normanno, avrebbero fondato i castelli di Monsampietro Morico, S. Elpidio Morico e Monte Rinaldo. Una spiegazione autoctona non confermata, invece, attribuisce la sua fondazione a un Rinaldo Morico, figlio illegittimo di Rinaldo di Monteverde, quest’ultimo realmente esistito e signore di Fermo negli anni 1376-79.

La struttura di maggior rilievo del centro urbano è Palazzo Giustiniani (XVII sec.), esempio di dimora rococò.
Nella Chiesa del SS. Sacramento e Rosario costruita alla metà del ‘700 con interno tardo barocco, si conservano due pale d’altare di A. Liozzi (XVII sec).

Imprigionato dalle mura della memoria perduta: un racconto leggendario e un antico santuario romano.

La zona Archeologica in località Cuma, circondata da un’incantevole paesaggio agrario, è uno dei motivi più validi per visitare Monte Rinaldo.

Qui sorge un Santuario che a buon ragione può ritenersi uno dei monumenti di età ellenistica più importante di tutta la regione. Si ignora, per ora, sia la divinità a cui era dedicato, sia la città da cui dipendeva.
Alcuni studiosi l’hanno messo in relazione con Novana, l’unica città del Piceno citata nell’elenco di Plinio il Vecchio, di cui non è stata individuata l’ubicazione.
Quello che è sicuro, vedendo le imponenti dimensioni dei suoi resti, è che doveva trattarsi di un luogo di culto di grande importanza.
Alcuni importanti reperti provenienti dal Santuario sono custoditi nel Museo Civico Archeologico allestito presso l’ex Chiesa del Crocifisso recentemente recuperata.
Il museo comprende ceramiche di decorazione esterna e del frontone, oltre ad ex voto e ad altri oggetti.
L’affascinante cornice ambientale, caratterizzata dalla presenza di dolci colline e dalla meravigliosa catena dei monti Sibillini, ed il carattere monumentale dei ritrovamenti archeologici, rendono Monte Rinaldo un gradita meta di escursione a carattere culturale e turistico, alla scoperta dell’entroterra fermano.

Lapedona

Reperti di età picena e romana testimoniano una intensa colonizzazione del territorio fin dall’antichità.
Con i Longobardi si estende la presenza dei benedettini, soprattutto dell’Abbazia di Farfa, e si accresce gradualmente l’autorità del vescovo di Fermo: in tutto il territorio della Marca Fermana sorgono pievi, corti e castelli feudali.
Il castrum Lapidone figura nell’elenco dei castelli che Aldobrandino d’Este, marchese di Ancona, assegna alla città di Fermo il 10 Giugno 1214 “cum hominibus in dictis castellis habitantibus et eorum podiis et villis”, ma l’effettiva dipendenza di Lapedona (e dei castelli vicini) da Fermo è da riferirsi piuttosto al 1238 quando il vescovo-conte di Fermo Filippo II affida al comune tutte le proprietà della chiesa, dal fiume Potenza al Tronto.
Da quell'anno Lapedona diviene castello della città di Fermo e ne segue le alterne vicende.
Nel centro storico si trovano, la chiesa di San Giacomo e Quirico del XIV secolo, rifatta quasi completamente un secolo fa, che conserva opere pittoriche attribuite a Pietro Alemanno (XV secolo) ed una statuetta lignea del Santo patrono; la chiesa di San Nicolò del XVII-XVIII secolo, con pale attribuite ai pittori marchigiani G. Ghezzi ed F. Ricci ed un organo di scuola callidiana, ora è sconsacrata ed utilizzata per manifestazioni artistiche; la chiesa di San Lorenzo, di fine XVIII secolo, conserva al suo interno un organo di Gaetano Callido (1784) restaurato, un Crocefisso ligneo di probabile provenienza bizantina, oltre ad altari in stile barocco.
Fuori le mura è possibile vedere, la chiesa di San Quirico, in Borgo San Quirico, è romanica, con tracce di affreschi (XII-XIV secolo); la chiesa di San Pietro, romanica, rimaneggiata nel XIX secolo; la chiesa della Madonna Manù, è piccola chiesa rurale dell’XI secolo, a 3 km circa sulla strada provinciale che va al mare; la chiesa di Santa Maria degli Angeli o ad nivem in Borgo Castellano.

Lapedona e il suo Vino Cotto DE.CO.

Il vino cotto racconta la storia del fermano, del piceno e del maceratese, territori delle “Marche del Sud”; esso è capace di fondere in un incantevole insieme di sapori, l’ambiente, i vitigni, la storia, la tradizione e la cultura di questa nostra terra.
Il vino cotto, rappresentava per ogni famiglia il segno dell’ospitalità. Era sempre sulla tavola nelle occasioni migliori e usato frequentemente come rimedio nella cura dei malanni tipici della dura vita di campagna.

Il Vino Cotto è consumato come un normale vino da tavola, ma è più spesso utilizzato come vino da dessert, e presenta una gradazione alcolica elevata.
Lapedona festeggia ogni ultimo week end di Settembre la “Festa del Vino Cotto”. La festa del Vino Cotto di Lapedona è un’ottima occasione per gustare uno dei prodotti di spicco della tradizione e per conoscere più da vicino uno dei borghi più suggestivi del territorio fermano.

venerdì 4 marzo 2016

Campofilone

Situato in posizione collinare lungo la costa adriatica tra San Benedetto del Tronto e Fermo, il paese domina la bassa Valle dell’Aso coniugando, in uno splendido affresco naturale, il verde della campagna marchigiana con l’azzurro del mar Adriatico. Le vie e gli scorci raccontano ancora le vicende secolari di un insediamento romano prima e di un lungo controllo dei vescovi fermani poi. Al centro storico, che nasce attorno ad una importante e ricca Abbazia Benedettina dedicata a San Bar-
tolomeo Apostolo.
Il borgo, di forma affusolata, sorge lungo una via principale in cui si affacciano i principali edifici alle cui spalle si apre un labirinto di vicoli, a tratti coperti da volte a botte e a crociera e che, di tanto in tanto, lasciano intravedere la bellezza del panorama che lo circonda: il calmo mare Adriatico, le dolci colline fino ad arrivare alle vette imbiancate dei monti Sibillini.
Giulio Amadio nella Toponomastica Marchigiana ne farebbe risalire il nome “Campus Fullonus” a un possesso o uno stabilimento di tintori o lavandai dell’età liburnica (VII sec. a.C); dai ritrovamenti di tombe Picene e altri reperti archeologici conservati nel museo di Ancona, si può anche indicare la presenza Picena già nel VII-VI secolo a.C. Come dimostrano due monumentali reperti di età imperiale (un serbatoio idrico a pianta longitudinale e un tratto di consolare adriatica a spina di pesce), la presenza romana ben si radicò e articolò sul territorio; in epoca repubblicana (III sec. a.C.) Campofilone era passo obbligato per quanti dalla vicina colonia di Cupra si recavano alla colonia di Fermo e viceversa.

Passeggiando per le vie si sente ancora il profumo dell’antichissima tradizione culinaria: da sempre viene prodotta una specialità gastronomica di gran pregio i “Maccheroncini di Campofilone”, sottilissimi fili di pasta all’uovo conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo che dal 2013 hanno ottenuto l’Indicazione Geografica Protetta (IGP).













A questo tradizionale piatto campofilonese è dedicata una Sagra Nazionale che si tiene annualmente durante il secondo weekend di Agosto e che è meta di attrazione per migliaia di turisti. Questa Sagra è organizzata dal Comune di Campofilone in collaborazione con la locale Pro Loco.

Altidona

Il Comune di Altidona si trova nella regione Marche a sud ovest della provincia di Fermo, a 220 m. s.l.m., nel territorio della Valle dell’Aso, la superficie è di circa 13 Kmq (12,93) e conta una popolazione di quasi 3.300 abitanti.

Le origini di Altidona sono antichissime e risalgono al popolo dei Piceni: sono testimoniate da vestigia romane nella località di Villa Montana, risalenti all’epoca delle guerre puniche.
In età romana sorgevano numerose ville con vista sul mare come quella di Barbula, noto produttore di vino palmense.
Oggi il cuore del Comune è costituito da un centro storico ricco di interessanti elementi artistico-architettonici, è possibile visitare la Chiesa parrocchiale dei S.S. Maria e Ciriaco, la Chiesa della Madonna della Misericordia, la cinta muraria, il Belvedere, il Teatro Comunale, la sala mostre “Galleria sotto l’arco”, la Fototeca Provinciale, la Porta del Sole, la Porta Marina, la Porta dei Leoni, la Porta “For de Porta”, il loggiato di Vicolo degli Archi, lo “Sfumigo”, la Fonte dei Giudei; fuori dal centro del paese è possibile visitare la Villa Montana, la cisterna romana, le Ville Giovannetti e Passeri, la Chiesa del cimitero e la quercia monumentale “Roverella”.
La frazione cd. “Marina”, invece, più densamente popolata, ha una spiaggia lunga circa 3 Km con diverse strutture ricettive e assume una forte connotazione turistica balneare. 
Famosa “La Sagra della Polenta con lumache” nella prima domenica di Agosto di ogni anno, dal 1974, che rievoca la frugalità delle mense contadine e di paese, arricchita nel tempo da gustose pietanze a base di carne e pesce tipiche del territorio.

La sagra ha portato la Pro Loco a costituirsi nell’Associazione Culturale Polentari d’Italia e, dal 1993, con cadenza biennale, viene organizzato il Raduno Nazionale Polentari d’Italia, ogni volta in una sede diversa in base al Comune ospitante in Italia, durante il quale ogni Pro Loco propone la propria ricetta tipica.
Oltre a questi eventi, la Pro Loco di Altidona programma altre manifestazione non meno importanti. Ad esempio, la partecipazione alla Festa delle Pro Loco nel Comune di Porto San Giorgio nel mese di luglio, la Festa del 1° maggio, la Festa della Birra in estate presso il parco “Due Ponti” e le castagnate in piazza nel periodo invernale.

Valle dell'Aso

Seguendo il corso del fiume Aso, che dai monti Sibillini si snoda fino al mare Adriatico, nella parte meridionale della Regione Marche, si ha la possibilità di immergersi in una valle che molto ha conservato di spontaneo e identitario.

Sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista culturale tout cour, la Valle dell’Aso ha mantenuto intatte le sue peculiarità territoriali, esentandole da quella contaminazione industriale che ha mutato l’aspetto di molte altre valli attigue.
Molti sono, difatti, i fiumi che, dal crinale montano, corrono verso il mare, disegnando il territorio a sud della Regione Marche come fitti denti di un pettine ma, a differenza di altre, la Valle dell’Aso, ha, ad oggi, l’aspetto di molti anni fa.

Così, attraversandola tutta, con il mare alle spalle e i monti all’orizzonte, s’incontreranno ancora gli stessi paesaggi coltivati a frutteto, con i peschi in fiore a primavera che colorano di rosa le colline, appena sotto i piccoli borghi medievali.

A destra e a sinistra di tutta la valle, accastellati su lievi pendii, quegli stessi preziosi centri storici che conservano, sempre più orgogliosamente, pievi, conventi, torri e testimonianze culturali di un museo all’aperto e senza confini.
E di confini, in questa valle, non si vuol proprio sentir parlare; sebbene posta proprio a cerniera tra le province di Fermo e Ascoli Piceno, la Valle è, morfologicamente e culturalmente, un luogo di unione e di aggregazione, dove forte è il senso di appartenenza e dove le identità non si respingono, ma, al contrario, danno luogo a collaborazioni forti e decise.

Questa stessa univoca identità culturale, dal sapore di una volta e dai tratti fortemente agricoli e artigianali, si declina, poi, in una serie di piccole sostanziali identità, ciascuna delle quali avvalora la storia e le tradizioni di un comune piuttosto che di un altro. E dunque, su e giù per la Valle, si potranno scoprire identità culinarie, enologiche e artigianali di spessore - come i Maccheroncini di Campofilone IGP, la Polenta, il Vino Cotto, il Ciauscolo IGP – o produzioni agricole intensive – come per la Pesca ad Ortezzano – tutte dal sapore prettamente agricolo, ovvero biologico e fortemente identitario.

Ecomuseo della valle dell'Aso


“L’ecomuseo è un’istituzione culturale che assicura in forma permanente, su un determinato territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti”(Carta degli ecomusei).
 sviluppo socioeconomico del territorio, attraverso la valorizzazione e la messa in rete delle dinamiche culturali locali, la creazione di sinergie con il comparto turistico ed economico, l’attenzione all’ambiente e la promozione delle logiche della sostenibilità. L’ecomuseo tende, inoltre, a rafforzare i processi di riconoscimento del patrimonio, tangibile non tangibile, presente sul territorio individuando percorsi che uniscono ai luoghi già noti e frequentati dal turismo culturale, le preesistenze isolate e non valorizzate, in una logica di “museo diffuso” o “museo territoriale” già altamente riconosciuto dalla Regione Marche.
L’Ecomuseo della Valle dell’Aso e delle sue identità rappresenta per l’Unione Comuni Valdaso e per le Provincie di Ascoli Piceno e Fermo, un progetto culturale innovativo, che mira ad esaltare il territorio come ambito privilegiato delle relazioni uomo-natura, come luogo dei saperi delle comunità locali, come testimonianza dei valori ambientali, come spazio che mette in sinergia le capacità degli abitanti per avviare processi di economie alternative, e tant’altro.

GUSTI & SAPORI DI VALLE

Nel ricco ed armonioso panorama marchigiano, la Valle dell’Aso si contraddistingue per l’attenzione riservata alla genuinità dei prodotti coltivati e scelti nell’ambito enogastronomico, nel rispetto delle tradizioni locali, dell’ambiente e a favore della reale qualità della vita. Prodotti di eccellenza, che non tradiscono l’antica maestria di coltivatori e produttori e che sostengono persino la ricerca di nuovi connubi alimentari, anche in direzione interculturale.









Verso questi nuovi orizzonti, i comuni della Valle si sono uniti per promuovere i propri prodotti e talenti culinari oltre i confini nazionali, prendendo le mosse da un percorso culturale che mira a valorizzare le molteplici ricchezze della nostra terra.

venerdì 11 luglio 2014

Le guide al cibo di strada

Nel libro Cibo di strada (Mondadori, 2013), il giornalista di Repubblica
Luca laccarino individua per ogni regione i prodotti tipici, li descrive e li commenta con giudizio personale. Dopo avere definito, regione per regione, le specialità tipiche, l’autore seleziona i locali e gli ambulanti più caratteristici con proposte di cibo di strada, consigliando in ognuno quale prodotto acquistare. I cibi di strada hanno una storia da raccontare: una storia di persone, non di tempi-procedure-metodi. Parlando di farinata, focacce e piadine, Stanislao Porzio nel suo ultimo libro Cibi di strada. Italia del Nord, Toscana,Umbria, Marche (Guido Tommasi, 2008) racconta anche le persone incontrate ed i luoghi visitati. Perché, secondo l’autore, alla fine il cibo è meno saporito se viene separato da chi lo prepara e dalle sue radici. Street food heroes. Guida al miglior cibo di strada italiano (ed. Gribaudo- Feltrinelli, 2013) di Mauro Rosati - punto di riferimento internazionale nel settore dell’agroalim centare di qualità - propone invece una guida completa di 136 schede di prodotto e oltre 200 di segnalazione di attivitàhe rappresentano la migliore selezione dei locali street food italiani. Fra i Top 25 street chef italiani il libro inserisce i marchigiani Moreno Cedroni e Mauro Uliassi, ideatori dei rispettivi progetti di street food Anikò e Uliassi Street Good. Ottimi spunti anche sul cibo di strada si trovano in Marche di Gusto, pagina ufficiale Facebook della Regione Marche dedicata all’enogastronomia
(facebook.com/marchedigusto). Con oltre 2.500 mi piace e in media 600 persone che ne parlano giornalmente, ospita post e commenti sui principali
appuntamenti e ricette tipiche della regione, con curiosità e cenni storici non sempre noti al grande pubblico.

Pesche cipolle e visciole e formaggi

Pesca Saturnia delle Marche


Originaria della Valle del Chienti e dell’Ete, in particolare nelle zone collinari di Montecosaro (Mc), la pesca Saturnia (marchio registrato dall’azienda agricola Eleuteri) identifica cinque varietà di pesca della famiglia platicarpa,raccolte dalla fine di maggio a tutto agosto. Di forma piatta e polpa bianca, ha ottimo sapore ed uno spiccato connotato aromatico, con sentore di rosa

Pesca Saturnia delle Marche


Cipolla di Sausa

Prodotto tipico dell’area di Castelleone di Suasa (An), ha tuniche rosacee e di sapore dolce, con il bulbo piccolo, dorato, leggermente allungato oppure di grandi dimensioni, compatto, con foglie esterne di colore rosso-dorato.Ogni anno l’associazione turistica ProSuasa organizza la Festa dellacipolla, dove si gustano le classiche cipolle fritte o in agrodolce, marmellata e liquore alla cipolla.


Casec del Moltefertro


Tipico di San Leo e di tutta l’area del Montefeltro, è un formaggio prodotto nel periodo autunnale ed invernale, ottenuto dalla lavorazione di latte vaccino, ovino o misto. Le forme vengono poste per 8 giorni sopra foglie di noce e poi conservate fino a un anno in orci di terracotta. Il sapore è deciso e pastoso, con gradevoli note aromatiche.


Visciola di Cantiano

 Ciliegia selvatica impiegata nelle preparazioni artigianali di tradizione >casalinga, la visciola di Cantiano è ottima per preparare marmellate, frutta sciroppata e visciolato. Intorno a Cantiano, lungo la via Flaminia, il visciolo cresce spontaneo e già dai primi anni del ‘900 due imprenditori misero in produzione l’Amarena di Cantiano, composta di visciole conservate in sciroppo zuccherino. Iscritta nell’elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Marche, la visciola ha elevate proprietà antinfiammatorie. Dal 1999 viene coltivata in un campo sperimentale per stimolare l’apertura di una piccola attività di settore.


Ricetta: li cucciulitti in umido
 In dialetto i cucciulitti sono le lumachine di mare, conosciute anche come nasse. Abbondano particolarmente nel Medio ed Alto Adriatico, di cui popolano i fondali sabbiosi, poco profondi. Cucinate in umido fanno parte della tradizione marchigiana. Apparentemente lunga, la loro preparazione risulta molto semplice. Ottime come antipasto caldo, si prestano anche ad essere utilizzate come sugo per condire della buona pasta, come ad esempio i Maccheroncini di Campofilone, o come cibo di strada. Da provare quelle preparate dal Chiosco da Morena in centro ad Ancona, presso la fontana delle 13 cannelle. Preparazione: lavate bene le lumachine, in modo che perdano tutte le impurità, quindi mettetele in una pentola dai bordi alti e copritele di acqua fredda già salata. Lasciatele riposare per due ore. Una volta scolate, cuocetele in acqua per almeno un’ora, mescolando di tanto in tanto. Poi scolatele e sciacquatele ancora sotto l’acqua corrente. In un’altra pentola soffriggete aglio e cipolla, aggiungete abbondante finocchietto selvatico, versate le lumachine e sfumate con il vino bianco. Aggiungete la passata, aggiustate di sale e lasciate cuocere a fuoco lento >fino a che il sugo non si sarà ben ristretto. A fine cottura aggiungete il peperoncino. Da servire calde con pane anche tostato.






Foto Li cucciulitti in umido

Sapori di riviera

Alla vigilia della stagione estiva 2014, la nostra redazione ha incontrato Nazareno Franchellucci, sindaco di Porto Sant’Elpidio, ridente località rivierasca della costa marchigiana, cui abbiamo rivolto qualche domanda.


Nazareno Franchelucci, sindaco di   Porto Sant'Elpidio

D. Qual è secondo lei il ruolo e quindi l’importanza dell’offerta gastronomica nel turismo della riviera?

 R. Tra le eccellenze italiane, non possiamo non annoverare l’enogastronomia e la dieta mediterranea, che sicuramente rappresentano una grande attrattiva per il turista; basti pensare alle numerose manifestazioni quali sagre paesane, festival del gusto e quant’altro sia in grado di celebrare l’eccellenza del nostro territorio nel settore. Il valore dell’enogastronomia pesa a mio avviso trasversalmente nelle motivazioni, valutazioni e soddisfazioni del turista che viene a visitare le nostre zone, oltre ad assumere sempre più il ruolo di carattere attrattivo a sé stante. Inoltre, il viaggio enogastronomico può continuare anche una volta rientrati nel luogo di residenza attraverso l’acquisto di prodotti tipici del territorio, la loro preparazione e la ricerca di ristoranti che ripropongano quei piatti sperimentati in vacanza. Un meccanismo, questo, che può generare un’economia sensibilmente più ampia rispetto al mero fatto turistico: vendita di prodotti, corsi o pubblicazioni per apprendere la loro preparazione e via di questo passo. Una reason why in grado di attirare il turista o di alimentare il commercio con un passaparola fatto di sapori, fragranze, piaceri ed emozioni.

 D. Quali sono gli appuntamenti più attesi per l’estate 2014?

R. Per quanto riguarda la città di Porto Sant’Elpidio, mi preme ricordare la Sagra dello scottadito, che si terrà la prima settimana di agosto, la Sagra del maialino alla brace che si è tenuta come ogni anno il 1° maggio e la Festa della Birra, organizzata verso la metà di luglio da un birrificio locale, con sede proprio a Sant’Elpidio. Oltre a ciò, altre due sono le manifestazioni che celebrano le eccellenze enogastronomiche locali: la Sagra dello stoccafisso durante la festa patronale di San Crispino, e l’iniziativa Falerio DOC nel mese di luglio

 D. Quali sinergie sono previste con enti e altre istituzioni del territorio per promuovere l’offerta turistica locale?

 R. La collaborazione tra enti ed istituzioni è indispensabile per creare sinergia e proporre un’offerta turistica a 360°, che abbracci l’intero territorio marchigiano. Nello specifico, vorrei citare l’iniziativa delle Passeggiate Marchigiane, che permette ai turisti di scoprire non soltanto le bellezze della città di Porto Sant’Elpidio ma anche dei comuni limitrofi. Con altre amministrazioni comunali ci stiamo inoltre organizzando per garantire il trasporto ed il collegamento tra le varie città confinanti con la nostra, affinché il turista possa avere l’opportunità di usufruire di un servizio che gli consenta di raggiungere altri luoghi attrattivi dislocati sul territorio. A proposito di sinergia, mi preme poi ricordare la neonata associazione Riviere in Blu, costituitasi proprio pochi giorni fa fra i Comuni marchigiani insigniti
dell’importante riconoscimento della Bandiera Blu, con l’obiettivo non solo dell’organizzazione dell’evento Marche in Blu ma anche di garantire la cooperazione in ottica turistico-promozionale.






Ogni anno ad agosto a Porto San'Elpidio la Sagra de lu scottaditu. Oltre al sardoncini alla brace, i menù  propongono varietà di primi e fritto e pesce



Tipicità, lo spettacolo del gusto

 Lo scorso marzo si è svolta a Fermo la 22° edizione del Festival made in
Marche




Fote immagine @Tipicita

Tipicità, il made in Marche Festival. Una rassegna che il prossimo anno conoscerà una vetrina mondiale: sarà infatti una delle due finestre aperte sulle Marche per l’Expo di Milano. Ma torniamo all’edizione 2014 che ha ottenuto numerosi primati. Dai visitatori agli espositori, dalla presenza di giornalisti specializzati italiani e stranieri ai numerosi convegni che hanno interessato esperti, associazioni di categoria ed operatori dell’agroalimentare, dell’enogastronomia, dell’artigianato artistico, dell’agricoltura e del turismo. Diverse le sezioni tematiche a partire da Tipicità Marche Expo, MarcheturEXPerience, mercatini dei prodotti tipici del Fermano e non solo, saloni tematici, il tutto per una regione ed un territorio, il Fermano, da assaporare, sorseggiare, indossare, vivere. Ed ancora: nel piatto degli altri, stoccafisso senza frontiere, il premio “mete di Tipicità”, il premio “Autori di Marca”, l’angolo della crescia, pane&pani, approfondimenti ed appuntamenti B2B, workshop, iniziative specifiche per il mondo dei media. Una serie di iniziative e appuntamenti che sono alla base delle grandi novità delle ultime edizioni, per far comprendere ai visitatori che cosa è l’esperienza Marche: un concentrato dei suoi protagonisti assoluti, come i prodotti tipici, le strade del vino e gli itinerari del gusto, ai quali si sono poi affiancate le Marche d’eccellenza, del fashion, dell’artigianato, dell’arte e della cultura. In altre parole l’evoluzione del salone del turismo enogastronomico che per Tipicità rappresenta il frutto di un processo lungo oltre venti anni. Un’esperienza da vivere in un weekend, lasciandosi guidare dal sesto senso per apprezzare ogni tipicità in tutto il suo splendore. «Nonostante il momento non certo facile – ha afferma Angelo Serri, direttore di Tipicità - un vero e proprio “tsunami” di 15mila visitatori ha stampato un ottimistico sorriso sul volto degli oltre 180 espositori e delle 350 realtà che, a vario titolo, hanno usufruito di questa vetrina per parlare di bello, buono e sostenibile”. Una sorta di prova generale per l’Expo. Serri ha precisato: “Non a caso si svolgono nelle Marche, al centro dell’Italia migliore che accoglie il mondo e del Made in Italy che è contenitore di valori e di alta qualità della vita. Perché proprio nelle Marche? Perché questa è la regione più longeva d’Europa e lo è probabilmente anche per i saperi ed i sapori che ne contraddistinguono l’identità”
Articolo di Massimo  Nucci
  


Fote immagine: @Tipicita

Lifestyle d’esportazione

 
 Fonte immagine Massimo Possanzini Rossini


Marche Endurance Lifestyle 2014: una gara equestre singolare ed emozionante,un volano per il comparto agroalimentare marchigiano Dal 12 al 15 giugno la Riviera del Conero, ed altre località della regione,hanno fatto da cornice all’edizione 2014 del Marche Endurance Lifestyle.Sport, business, turismo e relazioni internazionali sono gli ambiti all’interno dei quali questa terza edizione ha portato ad un ulteriore step evolutivo i rapporti tra una regione estremamente dinamica come le Marche e un’area, quella emiratina, che si sta affermando come una sorta di hub dalle enormi potenzialità. Affascinante l’evento sportivo, che deve il nome alla disciplina dell’endurance equestre, la spettacolare corsa sulle lunghe distanze conosciuta anche come “sport degli sceicchi”. Quattro gare sportive della Conero En- durance Cup: due sui 120 km, di cui una riservata agli young riders; una sui 90 ed una sui 160, la “Road to the Weg”, valida come qualificazione per i migliori cavalieri del mondo ai World Equestrian Games di fine estate in Normandia. Le gare, svoltesi tutte lungo il Parco Nazionale del Conero, sono state seguite dal pubblico delle grandi occasioni e hanno visto la vittoria del principe alla corona di Dubai Sheikh Hamdan bin Rashid al Maktoum nella gara dei 120 km, premiato dal presidente della Regione Gian Mario Spacca. Ma assolutamente interessante la ricaduta sull’interscambio culturale e commerciale di questo evento. Nel triennio 2011-2013 l’export marchigiano verso gli Emirati Arabi Uniti (EAU) è cresciuto di un valore superiore al 55%, come attestano le rilevazioni statistiche elaborate dalla Camera di Commercio Italiana negli EAU e dal Sistema Statistico della Regione Marche. La crescita risulta essere l’effetto amplificato di un evento sportivo in grado di generare una ricaduta economica significativa per la regione ospitante. Nello specifico il settore agroalimentare è una sorta di cartina di tornasole per valutare le effettive ricadute economiche generate dall’evento:nel 2010, ultimo dato prima dell’Endurance, le Marche esportavano verso gli EAU 3,087 milioni di prodotti agroalimentari; nel 2012, dopo solo due edizioni dell’Endurance, il valore si è attestato a 36,429 milioni, pari ad un incremento del 1.200%. Da questo punto di vista, Marche Endurance Lifestyle può dirsi una scommessa vinta, un vero ponte fra paesi e culture diverse, costruito su un evento sportivo che sa parlare di opportunità, strategie e prospettive.


In particolare, gli appuntamenti volti alla creazione di concrete opportunità di crescita commerciale, collaborazione e sviluppo sono stati due: il Business Forum Italy-EAU “UAE Days nelle Marche”, il cui evento di punta “Our vision, our future: from Milano Expo 2015 to Dubai Expo 2020”, tenutosi il 14 giugno alla Rotonda di Senigallia con oltre 400 partecipanti, ha registrato la presenza oltre che del Presidente della regione Marche Spacca anche del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, del Commissario Unico e del Presidente di Expo Milano 2015, e del Ministro dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti. E gli incontri B2B, il cui programma ha coinvolto 85 aziende marchigiane e 15 imprese emiratine selezionate in partnership con Khalifa Fund, fondo sovrano di Abu Dhabi. I comparti di riferimento sono stati quelli dell’agroalimentare e del florovivaismo, secondo un format collaudato che ha conosciuto due momenti precisi: l’11 e il 12 giugno a Civitanova Marche si sono svolti incontri con l’obiettivo di promuovere la creazione di nuove relazioni commerciali fra le aziende dei due paesi; il 13 giugno è stata la volta delle visite ai distretti industriali marchigiani da parte delle aziende emiratine. Altri eventi collaterali sono stati il convegno “Voci di donne arabe” presso l’Auditorium iGuzzini di Recanati, e la serata di Gala dell’Endurance svoltasi presso Palazzo Carradori a Montefano, cui ha preso parte, oltre alle autorità sia emiratine che marchigiane, anche ilgotha del mondo economico ed imprenditoriale della regione.






Fonte immagine :Marche Endurance Lifestyle

giovedì 10 luglio 2014

Qualità garantita dalle Marche

Con il marchio QM sicurezza e qualità alimentare sono garantite e certificate




QM: il marchio della Regione Marche che garantisce qualità, tracciabilità, informazione, no OGM, perchè la qualità del cibo è la qualità della vita. Non è uno slogan, ma la certificazione garantita di gustare prodotti di altissima qualità, prodotti che, per ottenere il marchio QM, sono stati ampiamente testati da esperti ed hanno dovuto rispettare rigidi disciplinari. Tanto che il Si.Tra., il sistema di tracciabilità e archiviazione creato da Regione Marche e Assam per certificare i prodotti a marchio QM – Qualità garantita dalla Regione Marche, è diventato il modello di riferimento nel progetto europeo WellFood e condiviso come ‘best practice’. Il marchio QM si sta facendo conoscere in Italia e nel mondo, grazie all’impegno della Regione Marche che attraverso i propri stand promuove i prodotti a marchio QM. Come a Tipicità, dove grazie al marchio QM si è discusso del nuovo Programma di Sviluppo Rurale 2014 -2020, con una variegata esposizione dei prodotti certificati QM in un ampio spazio in cui sono stati presentati anche i migliori vini, grazie alla partecipazione dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini e Consorzio Vini Piceni; oppure a Eataly, dove lo spazio Marche è stato inaugurato nell’area congressi molto affollata, alla presenza del presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, dell’assessore regionale all’Agricoltura Maura Malaspina, dell’amministratore unico di Assam Gianluca Carrabs, del responsabile Eataly Roma Alberto Mosca, del dirigente dell’ufficio promozione del Ministero Politiche agricole Marco Sciarrini, di produttori marchigiani. Tra i prodotti che già possono fregiarsi del marchio QM, il latte di alta qualità, le carni bovine, cereali e pasta, cereali e pane, la pasta all’uovo l’ortofrutta, l’olio extravergine di oliva, i legumi e gli ortaggi surgelati. Ma attenzione, diffidate dalle possibili imitazioni: tutte le eccellenze appena citate hanno ben “scolpito” nella confezione il marchio QM - Qualità garantita delle Marche. www.qm.marche.it


La pasta all'uovo Marcozzi di Campofilone riporta il marchio Qm- Qualità garantita dalle Marche da novembre 2009

Street food Marche

Un percorso itinerante per conoscere le migliori proposte marchigiane di
cibo di strada.


Anche se una città offre sempre monumenti importanti o attrattive turistiche,il suo vero biglietto da visita è la sua storia culinaria: nessuno può sostenere
di aver conosciuto un popolo o una cultura senza avere assaggiato una prelibatezza, ancor più se prelibatezza della tradizione o del mangiaredi strada. Se poi tutto questo accade d’estate, si crea un connubio unico
tra cibo e divertimento. Il nostro itinerario turistico attraverso i luoghi dello street food marchigiano parte da Ascoli Piceno, dove assaggiare le regine indiscusse dello street food della regione, le olive ascolane. Piatto tipico di tutta la provincia di Ascoli, sono preparate con olive di varietà Tenera Ascolana DOP farcite i carne, panate e fritte; solitamente vengono servite come antipasto
insieme ad altri prodotti fritti, come i rustici, le verdurine, la crema fritta. Il cartoccio più buono è quello di Migliori in Piazza Arringo.



 I calcioni al formaggio, specialità della pasticceria Gallucci di Fermo


Da Ascoli Piceno ci spostiamo ad Offida, cittadina di produzione dei caratteristici
caciuni, dolci a base di pasta di pane ripieni di pecorino, tuorlo d’uovo, zucchero e scorza di limone grattugiata; o pistringo, quando sono ripieni di fichi secchi, mandorle ed uva passa. Nel maceratese prendono il nome di piconi, mentre diventano calcioni nella zona del fermano.
I caciunitti, invece, sono caciuni più piccoli che al posto del formaggio hanno come ripieno una purea di ceci, e che invece di essere cotti al forno vengono fritti.
Spostandoci dall’interno versola costa, troviamo tre importanti località tutte famose, oltre che per le loro bellissime spiagge, anche per i cartocci di pesce fritto: Lido di Fermo, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto. In particolare, valgono una tappa e un assaggio le fritture di strada e da asporto di Nudo e Crudo e Olio Pesce Fritto, entrambi a San Benedetto.A Porto San Giorgio ha luogo da 44 anni, nella terza settimana di luglio, la Padellata gigante dell’Adriatico, una festa che ha come protagonista il mare: 10 quintali di calamaretti e sarde fritti nella Padella Gigante; con 8
metri di manico, 6 metri di diametro e 1000 litri di olio per friggere, richiede. l’intervento di ben 35 persone per il suo funzionamento. Un cibo di strada che unisce le tradizioni marinare di tutta la costa marchigiana
è certamente il sardoncino scottadito, da mangiare rigorosamente
bollenti e con le mani, accompagnati da vino bianco frizzante fresco e volendo anche dalla conditella, un mix di insalata e pomodori fresco e leggero. I sardoncini scottadito si mangiano solitamente d’estate, in quanto
cotti alla griglia.





Sardoncini seppie e calamari fritti nel cartoccio di pesce di riviera



 Il nostro itinerario prosegue verso quella parte di territorio marchigiano più vicina alla Romagna, dove l’influenza della piada romagnola ha dato vita ad una prelibatezza unica, la crescia sfogliata di Urbino, declinata poi in tanti nomi locali mano a mano che ci si sposta da un borgo all’altro: crescia, crescia unta, crostolo, pizza del Montefeltro, così come sono tante le varianti territoriali che la rendono unica, completamente diversa dalla piadina romagnola. La crescia sfogliata ha la tipica forma della piada, un disco rotondo di pochi millimetri di spessore dal colore dorato ma rispetto a questa è arricchita con uova latte e strutto. L’impasto lavorato a mano energicamente, viene tirato e unto con lo strutto, arrotolato su se stesso e tagliato a pezzi. A questo punto i singoli pezzi tagliati vengono spianati con il mattarello, e solo questa lavorazione permette alla crescia di prendere la forma a strati sovrapposti che la rende appunto sfogliata. Forni e negozi di gastronomia li propongono precotti o da cuocere (sul testo di pietra
refrattaria o su lastre di ferro con il fuoco sotto), mentre i piccoli chioschi li servono farciti con salumi e formaggi della tradizione, con erbe cotte, patate o verdure alla griglia, all’insegna di una sana ed alternativa merenda. Da provare la crescia del Merendero, lungo il litorale di Marotta. Il tour turistico-gastronomico di questo numero si conclude con un cibo di strada trasversale a tutta la regione, il panino con porchetta, qui proposto nella versione con pane di Chiaserna farcito con porchetta marchigiana. Apprezzato per le sue particolari caratteristiche organolettiche e privo di additivi, il pane di Chiaserna viene prodotto nel comune di Cantiano (PU) con la tecnica di fermentazione acido-lattica, che gli conferisce la particolare digeribilità ed un sapore unico, leggermente acidulo, sapido ed appetibile. C’è chi fa risalire la nascita della porchetta agli Etruschi. Altre fonti attestano che i Romani conoscevano un processo simile a quello oggi applicato per la produzione della porchetta. Fatto sta che da secoli questo  piatto è un vanto e una tradizione di tutto il centro Italia: nel Lazio e in Toscana dove viene prodotta usando prevalentemente rosmarino; in Umbria, in Abruzzo, nelle Marche, in Emilia-Romagna ed in Molise, dove invece i porchettari, questo è il termine esatto per indicare chi per professione produce porchetta, usano preferibilmente il finocchietto selvatico. La porchetta si presenta come un maialino intero disossato, salato e farcito della sua stessa carne aromatizzata con aglio, sale, pepe, finocchetto selvatico e/o rosmarino; legato, cucito a mano ed arrostito in forno o allo spiedo con tutta la pelle per circa 5 ore. Molti i chioschi, i venditori ambulanti e le sagre dedicate a questo piatto in tutto il centro Italia, con tradizioni che affondano le loro radici intorno ai primi anni 50 del secolo scorso.



Ristorante Ragno D'oro: nella preparazione della crescia  lo viene spalmato  sulla sfoglia che poi viene arrotolata Fonte immagine: @kekkez








mercoledì 9 luglio 2014

Frontiera street food

Veloce, informale e sociale, il cibo di strada ha (ri)conquistato anche la nostra regione


Street Food, ovvero cibo da strada, un concentrato unico di sapori semplici, netti, antichi o quanto meno tradizionali. Ma anche innovativi e sperimentali, per reinventare cibi conosciuti e riproporli con nuovi gusti ed aromi. Li trovi dietro l’angolo e sono in grado di soddisfare pienamenteil palato senza alleggerire esageratamente il portafogli. Se sei del posto, ad ogni boccone riassapori le tue radici, altrimenti, se non fai parte della comunità, gustando cibo di strada ascolti il racconto della cultura e dellatradizione locali. Ciò che distingue veramente il mangiare di strada da quello preparato in un ristorante, fosse anche una semplice trattoria, riguarda il tempo e l’informalità, perché i cibi da strada si consumano rapidamente e spesso con le mani ma diversamente dal fast food hanno sempre una storia da raccontare. Vengono preparati e venduti da commercianti ambulanti, fissi in un luogo pubblico oppure mobili e reperibili soltanto in particolari occasioni come sagre, festival, concerti.La sua rivalutazione attuale affonda le radici nel desiderio di donare nuova vita a ricette di un tempo e a prodotti tipici locali, la cui diffusione viene sostenuta da associazioni come Slow Food, Streetfood, Lonely Planet e Gambero Rosso. L’offerta tipicamente marchigiana in tema di cibo di strada è davvero ricca, sia in termini di gusto che di tradizioni: il fritto misto all’ascolana, nel quale spicca l’oliva Ascolana del Piceno in attesa di certificazione DOP, il cartocciodi pesce fritto della Riviera delle Palme, i sardoncini scottadito tipici di tutta la costa marchigiana, la crescia sfogliata di Urbino, i gelati artigianali, gli arrosticini di carne, le spuntature e i ciarimboli (budella di vitello ocapretto cotte alla griglia e servite dentro un panino). In crescita anche sagre ed eventi dedicati al cibo da strada, sia nelle Marche che altrove in Italia. Fra gli appuntamenti marchigiani segnaliamo il Veregra Street Food – www.veregrastreet.it - che si tiene ogni anno alla fine di giugno a Montegranaro (Mc), dove si possono gustare le olive ascolane del Piceno, la tipica frittura di pesce con pesci di piccola taglia, l’hamburger di carne di razza marchigiana ed altre specialità di strada sia italiane che straniere; e Anghiò, il Festival del Pesce Azzurro, che ha luogo annualmente a luglio, con alici, sarde, sgombri, ricciole e tonni protagonisti indiscussi, per promuovere la lunga tradizione ittica delle Marche, ed inparticolar modo di San Benedetto del Tronto. A corollario, mostre a tema, convegni, incontri, degustazioni e show cooking. (www.anghiò.it). Lo street food si accompagna oggi anche a nuove occasioni di consumo e di incontro – come quella dell’aperitivo – e, come dicevamo, può essere il laboratorio di nuovi gusti e idee. Come quelle del locale Anikò di Moreno Cedroni e del progetto l’Uliassi Street Good di Mauro Uliassi, chef marchigiani pluristellati entrambi di Senigallia, riconosciuti anche fra i migliori street chef italiani. Tanto interesse intorno allo street food è confermato anche dalla nascita del primo festival europeo di food truck completamente dedicato allo street food itinerante: Streat, una festa no-stop a base di cibo di strada nostrano ed europeo che si è svolta a Milano alla fine di maggio 2014.



L'aperativo è una delle occasioni più frequenti  di consumo di street food e finger food

martedì 8 luglio 2014

Tipicità d'estete


Estate tempo di vacanze, di mare, montagna. Ma anche di visite a borghi storici e cittadine che hanno molto da raccontare sia per la loro cultura che per la loro tradizione enogastronomica. E non si può dire di conoscere veramente un luogo se non si è assaggiato il suo cibo tipico, meglio ancora se cibo da passeggio o street food, tendenza del momento che affonda le sue radici in una tradizione antica quanto il mondo, analizzata nella rubrica Novità. E allora venite a passeggiare tra vicoli e stradine marchigiani, gustando i suoi tanti mangiari di strada, come proposto nella nostra rubrica Itinerari. E se street food deve essere non si possono perdere i tanti appuntamenti e le sagre estive sparse nella regione, come il Veregra Street Food a Montegranaro o l’Anghiò, il Festival del Pesce Azzurro di San Benedetto del Tronto. Anche secondo il sindaco di Porto Sant’Elpidio Nazareno Franchellucci, da noi intervistato nella rubrica dedicata, l’offerta enograstronomica rappresenta una forte attrattiva per il turista che decide di venire nelle Marche, e finisce con il pesare trasversalmente sulle motivazioni che lo portano a scegliere un luogo piuttosto che un altro. L’enogastronomia è stata al centro anche di un evento unico nel suo genere, il Marche Endurance Lifestyle 2014, raccontato nella rubrica Regione, che oltre a portare sulle nostre coste una delle gare equestri più belle al mondo, ha contribuito e continua a contribuire allo sviluppo delle esportazioni del comparto agroalimentare marchigiano. E sarà Tipicità, la manifestazione marchigiana dedicata alle specialità alimentari della regione di cui parliamo in Appuntamenti, a rappresentare le Marche a Expo Milano 2015. Completano il numero tanti altri spunti per acquisti, ricette e curiosità, come le rime di Piero Pieroni dedicate alle spuntature nella rubrica Vocabolario marchigiano o l’invito a scoprire il prodotti a marchio QM, con sicurezza e qualità alimentari certificate e garantite dalle Marche. Vi aspettiamo per una vacanza indimenticabile nelle Marche!

Le olive ascolane, tipiche marchigiane, possono essere gustate anche come ottimo cibo di strada.